C’è un momento in cui molti problemi di un edificio sono ancora facili da risolvere.
È un momento in cui non esistono demolizioni da fare, lavorazioni da correggere o componenti da adattare.
È quando l’edificio esiste ancora soprattutto nel progetto.
Ed è proprio in questa fase che anche il foro finestra può essere affrontato nel modo più efficace.
Perché molte criticità che emergono in cantiere non nascono realmente in cantiere.
Nascono prima.

Il cantiere rende visibili decisioni già prese

Quando un nodo non torna, quando due componenti non si raccordano correttamente o quando una soluzione deve essere modificata durante la posa, la tentazione è considerarlo un problema esecutivo.
Non sempre è così.
A volte il cantiere sta semplicemente rendendo evidente una decisione che non è stata affrontata abbastanza presto.
Quote.
Spessori.
Raccordi.
Posizione degli elementi.
Continuità dell’isolamento.
Gestione del nodo inferiore.
Predisposizione delle schermature.
Sono tutti aspetti che possono sembrare dettagli fino al momento in cui devono convivere nello stesso foro finestra.

Progettare prima significa avere più possibilità

Durante la fase progettuale possiamo ancora scegliere.
Possiamo modificare una quota.
Possiamo valutare una soluzione alternativa.
Possiamo verificare l’interazione tra più componenti.
Possiamo individuare una criticità prima che diventi fisicamente parte dell’edificio.
In cantiere, invece, lo spazio delle possibilità si restringe.
Ci sono murature già realizzate.
Materiali ordinati.
Tempi da rispettare.
Squadre da coordinare.
Ogni modifica diventa più complessa.
Per questo anticipare le decisioni non è soltanto una questione tecnica.
È anche una questione di efficienza progettuale e organizzativa.

Il foro finestra è un nodo, non uno spazio vuoto

Su una tavola architettonica una finestra può apparire come un’interruzione nella parete.
Nell’edificio reale è esattamente il contrario.
È uno dei punti nei quali si concentra il maggior numero di relazioni.
Parete.
Isolamento.
Monoblocco.
Cassonetto.
Davanzale.
Sottobancale.
Schermature.
Impianti eventualmente integrati.
Ogni elemento porta con sé esigenze dimensionali e prestazionali.
Aspettare che tutti questi elementi arrivino in cantiere per capire come farli convivere significa affrontare troppo tardi una complessità che esisteva già nel progetto.

Prima il sistema, poi i componenti

C’è quindi un secondo cambiamento culturale importante.
Tradizionalmente potremmo immaginare il processo così:
si scelgono i componenti → si portano in cantiere → si cerca il modo migliore per raccordarli.
La progettazione integrata prova a invertire la logica:
si definisce il risultato → si progetta il sistema → si scelgono i componenti coerenti con quel risultato.
È una differenza apparentemente piccola.
Ma cambia completamente il punto di partenza.

Prevenire costa meno che correggere

Un centimetro sbagliato su un disegno può essere corretto in pochi secondi.
Lo stesso centimetro, quando è diventato muratura, isolamento o elemento installato, può avere conseguenze molto diverse.
Questo principio vale in moltissimi ambiti della costruzione.
E vale particolarmente nei nodi complessi.
La progettazione preventiva permette di ridurre improvvisazioni, adattamenti e soluzioni nate per risolvere problemi dell’ultimo momento.
Non significa che in cantiere non esisteranno mai imprevisti.
Significa arrivarci avendo già risolto tutto ciò che era possibile prevedere prima.

Progettare significa anche coordinare

Il tema non riguarda soltanto i prodotti.
Riguarda anche le persone.
Progettista.
Impresa.
Serramentista.
Installatori.
Fornitori delle diverse soluzioni.
Più tardi avviene il confronto, maggiore è il rischio che ciascuno abbia lavorato correttamente sul proprio elemento ma che il risultato complessivo richieda adattamenti.
La progettazione integrata crea invece un terreno comune.
Il nodo viene affrontato prima che diventi un problema di qualcuno.
Diventa un problema progettuale da risolvere insieme.

Dal problem solving alla prevenzione

Nel settore delle costruzioni siamo molto bravi a risolvere problemi.
Il vero salto di qualità, però, è fare in modo che alcuni di quei problemi non arrivino mai in cantiere.
Ed è forse questa una delle definizioni più semplici di buona progettazione.
Non intervenire meglio quando nasce una criticità.
Fare in modo che quella criticità sia stata prevista prima.

Il momento migliore per risolvere un problema? Prima che esista.

Considerare il foro finestra come un sistema significa quindi anche anticiparne la progettazione.
Non aspettare che monoblocco, cassonetto, davanzale e sottobancale diventino elementi fisicamente separati da raccordare sul posto.
Ma studiare prima il modo in cui dovranno lavorare insieme.
È questo l’approccio che consente di trasformare il foro finestra da possibile punto critico a parte consapevolmente progettata dell’involucro edilizio.
Perché il cantiere dovrebbe essere il luogo nel quale un progetto prende forma.
Non quello nel quale si scopre come avrebbe dovuto essere progettato.