Una casa nuova porta con sé un’aspettativa molto semplice: che tutto funzioni bene.
Pareti appena finite, serramenti nuovi, isolamento performante, impianti efficienti.
Eppure, a volte, basta poco tempo perché proprio intorno alla finestra compaiano i primi segnali che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.
Un alone in un angolo.
Una superficie più fredda.
Un po’ di condensa.
Una piccola traccia di muffa.
Un intonaco che inizia a mostrare segni di deterioramento.
Dettagli apparentemente piccoli, soprattutto in un edificio nuovo.
Ma spesso sono proprio i dettagli a raccontare per primi la qualità reale di una costruzione.
Nuovo non significa necessariamente ben progettato
Negli ultimi anni l’edilizia ha compiuto enormi passi avanti.
Materiali più performanti, serramenti con valori di trasmittanza sempre più bassi, involucri maggiormente isolati e sistemi impiantistici evoluti hanno permesso di ridurre significativamente i consumi degli edifici.
Ma migliorare le prestazioni dei singoli prodotti non significa automaticamente migliorare quelle dell’intero edificio.
Perché un involucro non è fatto soltanto di superfici.
È fatto anche di connessioni.
E una delle connessioni più delicate è proprio quella tra parete e finestra.
Qui materiali differenti si incontrano, cambiano geometrie e spessori, l’isolamento deve mantenere la propria continuità e diversi elementi devono lavorare insieme.
È ciò che chiamiamo foro finestra.
Ed è proprio in questi punti che una piccola discontinuità può diventare, nel tempo, un problema molto più evidente.
Quando la temperatura dell’aria non racconta tutto
Immaginiamo una stanza a 21 °C.
Il termostato indica una temperatura corretta.
Eppure avvicinandosi alla finestra si può percepire una sensazione diversa.
Non necessariamente perché entra aria fredda.
Potrebbe essere una superficie circostante ad avere una temperatura sensibilmente inferiore rispetto al resto della parete.
È un aspetto importante perché, quando una superficie si raffredda eccessivamente, cambiano le condizioni termoigrometriche locali.
In presenza di determinate condizioni di temperatura e umidità, aumenta il rischio che si creino fenomeni di condensa superficiale e, nel tempo, condizioni favorevoli alla formazione di muffe.
Il problema che vediamo sulla parete, quindi, può essere soltanto la manifestazione finale di qualcosa che nasce molto prima.
Nel progetto.
II foro finestra è un insieme di punti delicati
Quando pensiamo alla finestra, tendiamo naturalmente a concentrarci sul serramento.
Ma il comportamento del nodo finestra dipende anche da tutto ciò che gli sta intorno. Il raccordo laterale con la muratura.
La parte superiore, dove può essere presente il cassonetto.
Il davanzale.
Il sottobancale.
La continuità dell’isolamento.
I punti di connessione tra materiali e componenti differenti.
Ognuno di questi elementi può essere performante singolarmente.
La vera domanda, però, è un’altra: come lavorano insieme?
Perché è proprio nei raccordi che possono nascere discontinuità termiche, infiltrazioni d’aria indesiderate o punti con temperature superficiali inferiori rispetto alle zone circostanti.
Il problema spesso non è dove lo vediamo
Una macchia compare sulla parete.
Istintivamente guardiamo la parete.
La condensa compare vicino alla finestra.
Guardiamo la finestra.
Ma nell’edilizia la posizione in cui un problema diventa visibile non coincide necessariamente con il punto in cui quel problema ha avuto origine.
Una discontinuità può essere nascosta all’interno del nodo costruttivo.
Un raccordo non correttamente progettato può non mostrare conseguenze immediate.
E un ponte termico non si vede a occhio nudo.
Fino a quando le condizioni ambientali non lo rendono evidente.
È per questo che la qualità di un edificio non dovrebbe essere valutata soltanto attraverso ciò che vediamo quando i lavori sono appena terminati.
La vera qualità è quella che continua a funzionare nel tempo.
Prevenire costa meno che correggere
Quando un problema emerge dopo la conclusione dei lavori, intervenire può diventare complesso.
Occorre individuare la causa.
Capire dove nasce la discontinuità.
Rimuovere eventuali finiture.
Intervenire sul nodo.
Ripristinare.
Ma soprattutto bisogna distinguere la causa dall’effetto.
Limitarsi a eliminare una macchia, ad esempio, non risolve necessariamente ciò che l’ha generata.
Per questo il momento migliore per affrontare questi problemi non è quando diventano visibili.
È prima che esistano.
Durante la progettazione.
Dal serramento al sistema foro finestra
È qui che cambia il modo di guardare alla finestra.
Non più un elemento semplicemente inserito all’interno di un’apertura muraria, ma parte di un sistema nel quale ogni componente deve dialogare con gli altri.
Monoblocco.
Cassonetto.
Davanzale.
Sottobancale.
Raccordi con la muratura.
Ogni elemento contribuisce alla continuità complessiva del nodo.
Perché la prestazione finale non dipende soltanto dalla qualità del singolo prodotto.
Dipende da come quel prodotto viene integrato nel progetto.
La qualità si vede soprattutto quando il tempo passa
Quando una casa viene consegnata, quasi tutto può apparire perfetto.
Le differenze emergono dopo.
Quando arrivano l’inverno e l’estate.
Quando cambiano temperatura e umidità.
Quando i materiali iniziano realmente a lavorare.
Quando l’edificio viene vissuto ogni giorno.
È allora che un dettaglio ben progettato smette di essere soltanto un particolare costruttivo e diventa qualcosa di molto più concreto:
comfort, efficienza, durabilità e qualità dell’abitare.
Per questo progettare correttamente il foro finestra significa guardare oltre ciò che vediamo oggi. Significa progettare pensando a come quell’edificio dovrà funzionare domani, tra un anno e negli anni successivi.
Perché nuovo è ciò che vediamo il primo giorno.
Ben progettato è ciò che continua a funzionare nel tempo.


